domenica 15 maggio 2016

L'Uomo Nero


Sbuffo e mi alzo, nel grandissimo silenzio i miei passi sembrano così pesanti, non penso a spegnere la luce e mi metto a guardare ogni mensola, ogni foto e ogni cassetto, ma l'orgoglio non va più avanti, tic tac; mi dirigo da nonno in giardino: è là che spala la neve con un giubbotto color avorio che non ho mai sopportato, prima di parlargli sospiro leggermente.
«Nonno, mi annoio» dico senza girar troppo intorno all'argomento, lui si massaggia la schiena girandosi verso me.
«Questa casa è più vecchia di vent'anni, sai? E non puoi giocare con tua sorella?» sbuffo mentre roteo gli occhi per poi replicare «Lucy non mi parla nemmeno, a cosa dovremmo giocare? Alle Barbie?»
«Allora tieni», mi porge un taccuino, chiedo cosa dovrei farci, ma probabilmente stanco mi anticipa:«Conta tutte le porte e le finestre, guarda la casa, e lasciami lavorare»,.
Lo guardo: per un attimo penso stia scherzando, ma fa un cenno verso la porta di casa, sospiro, prendo il taccuino dalle sue mani ed entro in casa.
Mi incammino sbadigliando, guardo la casa e faccio una lista delle cose che vedo.
Arrivo in cantina e a causa della troppa polvere, starnutisco, sto per lasciare la stanza, ma potrei rovistare nei baule e nelle scatoline di nonna... Inizio a scrivere sul taccuino "Due noiosissime finestre blu, tanta polvere, un grande baule, e nessuna altra porta." Ho già finito, nonostante la casa sia enorme, Poggio il taccuino su un vecchio comodino accanto a me. Sto per avvicinarmi al baule, ma un quadro molto grande poggiato alla parete alle mie spalle attira la mia attenzione; è girato e non posso vedere cosa rappresenta, provo a girarlo senza far troppo rumore ma noto una piccola porta, la fessura è chiusa dalla vernice, dovrà pur portare da qualche parte!
Corro in cucina, e apro il cassetto dove i nonni tengono tutte le chiavi, le provo tutte e ne resta una, la apro facendo pressione, una volta aperta non c'è una stanza, ma un corridoio poco illuminato, non riesco a vedere dove porti a causa del buio, lo attraverso tranquillamente e Oliver arriva da me, sospiro e lui sorride come sempre.
Riesco a vedere solo io Oliver, io e mia sorella, lei ha solo un anno più di me, mi tratta sempre malissimo, mamma dice che è invidia... Ma tornando ad Oliver, è poco più grande di me, capelli neri, pelle visivamente morbida, pallida e labbra violacee.
«Dove vai di bello, Anne?»
«Ho trovato questa porta, dici che posso fidarmi?» continuo ad avanzare, ma lo osservo mentre parla.
«È qui che vuole che tu vada!»
«Cosa?»
«Oh, sei arrivata, buon divertimento», mi apre la porta, ovvio, una porta.
Il mal di testa, di nuovo, così forte, mi massaggio le tempie con le dita chiudendo per un momento gli occhi, li riapro... Gli incubi, no, non di nuovo, stavolta sono reali, mi giro per tornare indietro, ma la porta... È sparita.
I sussurri mi assordano, copro istintivamente le orecchie, l'incubo di Natale, della chiesa... No, Oliver mi scuote:« Vediamone un altro, il mio preferito!»
«No Oliver, non voglio»
«Non vorrai far arrabbiare Bakul...».
Non rispondo esausta. A causa di quei video ho quegli incubi, ne sono certa. Sono fantasmi? Demoni? Tutti come Oliver hanno ucciso la loro famiglia, sono suoi quei filmati...
Lo ignoro dunque, senza nemmeno sapere chi sia Bakul, probabilmente è un modo per spaventarmi.
Ghigna un «Bene» a dir poco spaventoso...
Cerco di non pensarci, mi giro di spalle una volta che Oliver sparisce, chiudo gli occhi.
Niente, non riesco a dormire, la curiosità mi uccide. Mi alzo dal lettone, infilo le pantofole ai piedi e scendo le scale... Sembrano infinite...
Si fanno sempre più buie, alle pareti si formano disegni, alcuni raffiguranti bambini, altri raffiguranti vecchi CD, dannazione... Quelli dove Oliver mi fa vedere quei  filmati orribili... Decido di dar le spalle a quest'ultimo, ponendo attenzione a un viso, strano, mi fermo sulle scale e mi avvicino, ha lunghi capelli neri, occhi non strani, anzi, abbastanza normali, ma non ha le labbra... Tuttavia è un disegno, è molto vago, faccio per avanzare quando davanti a me ci sono dei bambini, con Oliver, mi fissano, sono paralizzata, ho paura...
Il viso disegnato sul muro prende una forma e avanza verso di me con i bambini, ora capisco che devo correre.
Le scale non finiscono, ma riesco a seminare quegli... Esseri.
Indietreggio controllando se riesco a scorgerli nel buio, lascio uscire dalla bocca semichiusa un sospiro di sollievo, mi volto.
«Tanto non era per te.»
«No, non sei la prescelta.» sono i bambini a parlarmi, si fa avanti mia sorella con della benzina, in mano, una grande tanica, nella mano opposta un accendino; confusa la fisso per un po', Oliver con un sorrisetto si fa avanti con i miei nonni, sono legati, terrorizzati, non parlo, sono pietrificata ed estremamente confusa, guardo Oliver mentre porge a mia sorella una vecchia telecamera.
I filmati!
Non lo farebbe mai... No, è MIA sorella e LORO nipote...
La guardo scuotendo la testa e sussurrando più volte un "no".
Lei sorride in modo cattivo, perverso, e urlo ai nonni di correre, dove...? ... Non lo so... Ma dobbiamo correre, dobbiamo salvarci, prendo i nonni per mano correndo sulle scale, alla cieca, ogni tanto controllo i nonni, è quella che dovrebbe essere mia "sorella". Correndo vedo sfocato e in modo non chiaro a causa del buio - la porticina... Sto diventando pazza? Sono impazzita?
Tentar non nuoce, tuttavia non possiamo correre per sempre...
La porta precedente, una volta attraversata... Non ne sono più uscita, Sí! È l'uscita!
Mi lascio scappare un sorriso e prendo la chiave dalla tasca più velocemente possibile, faccio entrare prima i nonni, attraverso con loro il corridoio, pregando, apriamo la porta e SIAMO A CASA!
Chiudo all'interno del corridoio mia sorella e il Bakul...
È norvegese, "L'Uomo Nero".

Tesoro Francesca 3B

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